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di(s)sensoincompiuto
Scrivimi fermo posta, da un altro pianeta
post pubblicato in diario, il 24 novembre 2012



Leggo la data dell'ultimo post e penso "Che tempismo". Un anno è passato. Nel frattempo mi sono arrabattata, ho pensato a mio padre molto più da morto che da vivo, ho trovato un lavoro. Contratto a progetto, al motto di “Nessuno è indispensabile”. 

Ora negli occhi non vedo soltanto gli attorucoli di 8 e 1/2 orchestrati da Mastroianni/Fellini. Ora ci vedo pure i Vitelloni. Ci vedo quel "Lavoratori?!? Prrr!!!!". Ma non già espressione di chi un lavoro non ce l'ha e se ne vanta e compiace. Quanto di chi un lavoro, evidentemente, vorrebbe tanto non avercelo e bellamente vantarsene, come coloro di cui sopra. I Nuovi Vitelloni, Nuovi Mostri a modo loro e di un'altra specie, altro pianeta. Come in quel film di Lubitsch del ’40 con Jimmy Stewart, "Scrivimi fermo posta": in una scena semi-romantica, lei dice a lui “Siamo nella stessa stanza, ma non sullo stesso pianeta”. Capita anche a voi? A me spessissimo. Ho la netta, abbacinante sensazione, di trovarmi sì nella stessa stanza con qualcun altro, pochi o tanti che siano, ma niente affatto sullo stesso pianeta. Forse sono io quella piovuta da Marte, capitata sul suolo sbagliato.

E perché mai, di grazia? Perché:

L'etica del lavoro lasciala perdere, non tirarla fuori neanche. Non c'entra. (Parola di collega ma anche di Project Manager). Già, l’etica del lavoro perché mai dovrebbe c’entrare in questioni di lavoro? Non c’entra mai. Appena mi sveglio alle 6 del mattino la prima cosa che faccio non è appoggiare il piede giusto per terra in cerca di almeno una ciabatta, ma scrollarmi dalla testa l’etica del lavoro e lasciarla addormentata placidamente sul guanciale.

Se parli del tuo contratto a progetto con il capo ci metti tutti nella merda. (Testuali parole di una collega che si definisce “Forte di carattere”).

Qui è così.Se non ti va bene quella è la porta. (Parola di segretaria amministrativa). 

Noi che siamo giovani dobbiamo imparare a tenerci il posto di lavoro e a stare zitti. Non abbiamo grosse possibilità. Non abbiamo tante possibilità. (Sempre la collega dal carattere d’acciaio).

Guarda che è così che va il mondo del lavoro. Ecco perché hai cambiato tanti posti di lavoro. Perché non hai rispetto per l'autorità. (Segretaria amministrativa).

Se sei ancora qui devi sicuramente dire grazie a qualcuno. (Come sopra). 

E comunque il cliente ha sempre torto. Questa cliente è proprio una s....a. Per me i tuoi testi erano perfetti. Se alla cliente non andavano bene è un problema suo. Clienti così è meglio perderli che trovarli. Tu ti fai troppi problemi. Prendi il lavoro troppo sul serio. Ti rovini la vita. (Project Manager).

Fai come me: alzati dal tuo scranno dalle 5 alle 10 volte all'ora per pausa caffè-sigaretta-telefonino-chiacchiericcio. Non scordarti di lamentarti continuamente. Dì che hai mal di testa, gola, pancia e quel che ti pare e piace. Dì che non ci vedi più dalla fame e alle 12.25 scatta per andare in pausa pranzo. (Sintesi di ciò che dovrei fare secondo il modello di Project di cui sopra).

Non parlare di colpe né di responsabilità, perché tanto nessuno ha mai colpe né responsabilità. (Altro Project Manager).

Compiaci il prossimo, che è meglio. Lustragli le scarpe, mettiti a 90°, sorridi plasticamente senza soluzione di continuità. (Collega che sa il fatto suo).

Gli errori altrui che possono compromettere l'immagine e la qualità del lavoro aziendale, dall’impercettibile dettaglio alla falla clamorosa, dovrei far finta di non vederli. Perché il problema, poi, non è risolverli, ma inorridirsi e sbertucciare chi li ha rilevati, quei problemi. È la solita vecchia storia della luna e del dito che la indica. 

Ricapitolando:

Cara Elisabetta, lasciaci vivacchiare nella nostra Italietta paludata e stagnante dove il tutto cambia per restare uguale ci fa comunque allergia solo a sentirlo. Non vogliamo cambiare per il meglio. L’immobilismo del nulla è assai più rassicurante. Conviene, personalmente. (Davvero?!?). Quello che conta è altro. Lasciaci dire e pensare che "un lavoro vale la pena di farlo solo se ti fa guadagnare una sbrega di soldi" (testuale). Ecco, Elisabetta, tu non sei della nostra stessa e spessa pasta italiota. Quindi per noi sei intrattabile, intollerabile, negligente, non collaborativa, come l’erba matta che infesta campi coltivati a fango. E il fango è così bello, avvolgente e… facile. Tu invece sei come una serpe a sonagli, inavvicinabile, pericolosa. Ti arroghi perfino il diritto di parlare e di dire quello che pensi. E che saranno mai tutti quei refusi nel progetto da presentare al cliente? Quando imparerai, Elisabetta cara, a pensare e a dire che “del cliente bisogna fregarsene!”. Perché ti ostini a credere in quello che fai? Perché ti impunti a voler migliorare? Porta il tuo stipendietto a casa e stattene zitta e buona. Compiaci e accondiscendi il prossimo e così vedrai come starà al caldo il tuo sederino (o sederone) su scranno e scrivania. Non contraddire mai nessuno, che mica per tutti è piacevole sentirsi dire certe cose, specie se sono vere. Scodinzola più che puoi e non abbaiare mai. Usa toni pacati, infarciscili di melassa aromatizzata. Trasfondi ettolitri di vaniglia nelle vene. Funziona. Non chiederti del mondo che vorresti, non pensare a tutte le aziende che di clienti non ne hanno e a tutti i lavoratori che lavoro non hanno – ma-che-ttte-frega-a-ttte?!?  e non tentare nemmeno di volerlo cambiare, questo mondo. Da quando in qua sei viva? E sei pure un essere umano? 

Ultima chicca:
Guarda che non conviene mettersi contro di me perché se mi concentro sprigiono tutta la mia rabbia e la mia negatività e guarda caso le persone che con me se la sono cercata hanno avuto un brutto incidente (stradale, ndr). Perché io ci credo a queste cose, e quindi, ripeto, che non conviene mettersi contro di me. (Parola di Project Manager).

Tutto questo è vomito nel frullatore di una giornata qualunque, in ufficio. Nel caso mi succedesse qualcosa, può darsi mi sia messa "contro" la "persona sbagliata". È così facile credere che sia così. Viva l'Italia. 

Dedicato
post pubblicato in diario, il 22 novembre 2011




Dedicato a quelli che ma è da un mese che non aggiorni il tuo blog.
A quelli che come fai a vivere con 300 fiorini ogni tre mesi.
A quelli che uff mi tocca andare al funerale di mio padre ma già tiro le somme ereditarie.
A quelli che si fanno vivi dopo anni ma sono sempre i soliti ipocriti.
A quelli che guai a etichettarmi perché solo io lo so fare.
A quelli che se fosse Montanelli ci onoreremmo della sua penna, ma dato che non lo è.
A quelli che se fosse Montanelli le pagheremmo i suoi pezzi, ma dato che non lo è.
A quelli che ai colloqui di lavoro non si parla di retribuzione, macché scherziamo?!
A quelli che io sono io e voi non siete un...
A quelli che al concorso di dottorato ti dicono “ma come, tu non hai un protettore? Povera crista, sei pure un'idealista!”
A quelli che faccio, faccio, poi delle conseguenze non m'impiccio.
A quelli che la democrazia-è-morta.
A quelli che non siamo critici siamo osservatori.
A quelli che dobbiamo stare attenti al linguaggio e alle parole che usiamo, pirla!
A quelli che 18 mila euro per il lampadario del Comune.
A quelli che estirpiamo il monumento a Giannino Ancillotto. Fatto.
A quelli che sul giornale per cui lavorano scrivono “Concerto fantastico”, su Facebook “Che schifo di concerto”.
A quelli che Facebook non è cultura.
A quelli che le faremo sapere è un false friend.
A quelli che Mozart non ve lo faccio suonare perché nessuno lo ha mai suonato bene.
A quelli che i ristoranti sono pieni, gli aerei pure e tutti al mare che in montagna non c'è più posto, nemmeno per il muschio.
A quelli che bisogna avere rispetto comprensione e compassione per gli elettori pidiellini traditi. Basta piazze pazze.
A quelli che prima di far pagare l'ICI a Santa Madre Chiesa c'è ben altro, perché c'è sempre altro.
A quelli che guai a toccargli gli U2.
A quelli che le lezioni di italiano e storia si fanno a ritmo di torpiloquio.
A quelli che invece che far lezione dicono agli studenti tanto voi non capite niente. Aprono il giornale o si mettono a correggere i compiti di altre classi.
A quelli che una bottiglia di vino e passa tutto.
A quelli che devo riposizionarmi politicamente.
A quelli che togliere i libri alle donne= famiglie più numerose.
A quelli che siccome non so chi sei me lo invento.
A quelli che mettersi nei panni degli altri? Son fuori moda, bleah!
A quelli che cambiano i mezzi ma non i messaggi.
A quelli che riffano e raffano perché si vive arraffando.
A quelli che si autocompiacciono di compiacere.
A quelli che hanno perso il senso del vuoto.
A quelli che misconoscono lo spazio bianco.
A quelli fuori tempo e a quelli fuori dal tempo.
A quelli che preferisco non pensare.
A quelli che a gennaio firmiamo il contratto, anzi no. Stagisti for ever. Ma tu sarai l'ultimo a saperlo.
A quelli che insultare fa rima con amare.
A quelli che lei è qui per un posto da commessa, ma non si sente una fallita?
A quelli che ma serve il cinema?
A quelli che non ho imparato niente dal mio corso di laurea.
A quelli che ho il fidanzato che mi paga tutto.
A quelli che io non stiro.
A quelli che ma quando eri a Trieste non andavi in giro per locali?
A quelli che i bambini non devono entrare in nessuna Chiesa perché c'è il diavolo.
A quelli che i cani a pelo lungo si rasano di questa stagione.
A quelli che se il mio cane fa i capricci lo chiudo in bagno così impara.
A quelli che al posto tuo io... (io, io, io...).
A quelli che passo col rosso and/or ho il monopolio della precedenza. Embè?
A quelli che il Nord.
A quelli che hanno ucciso Federico.
A quelli che viva l'amnistia.
A quelli che ti do un consiglio.
A quelli che faccio come fossi a casa mia.
A quelli che mi dissocio.
A quelli che rifuggo il pensiero mainstream, ne creo un altro. Mainstream.
A quelli che non hai ancora imparato a fare buon viso a cattivo gioco. Il loro.
A quelli che tu pretendi che le persone siano migliori di quel che sono o possono essere. Amen.
A quelli che taglierei l'Italia in due.
A quelli che se rifiuti un lavoro in nero allora non hai bisogno di lavorare.
A quelli che concimano il letame.
A quelli che bo, chissà che succede là fuori.
A quelli che dallo scranno di una banca ti chiedono ma lei come fa ad andare avanti senza lavoro?
A quelli che toglietemi tutto, anche il mio Breil.
A quelli che non sanno cosa sia il silenzio.
A quelli che assolutamente. Assolutamente sì. Assolutamente no. È l'assoluto che, cercandoli, li trova ogni nanosecondo.
A quelli che iniziamo il nuovo programma di Storia. Il medioevo lo saltiamo perché doveva farlo la prof. dell'anno scorso. Amen.
A quelli che dicono sono un/a attore/attrice ma si stanno ancora esercitando sulla battuta.
A quelli che vuole la fattura?
A quelli che ma che ci faccio qui è una domanda retorica.
A quelli che urlano, ma aspettano invano quello di Munch.
A quelli che la Padania esiste perché il Grana si chiama "Padano".
A quelli che sì, va be', però non è un capolavoro.
A quelli che se parli della morte sei spacciata.
A quelli che credono di essere vivi. 
Alla voce Wikipedia Italia leggi autocensura, o degli effetti del comma 29#ddl intercettazioni
post pubblicato in diario, il 4 ottobre 2011


Cara lettrice, caro lettore,

in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.

Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

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